Professione scrittore: cosa evitare

Professione scrittore: cosa evitare

Scrittore folleNella professione dello scrittore ci sono alcune cose che non si sbaglia mai a evitare come fossero nemici feroci e mordenti, pronti a divorare la buona volontà, le pagine del manoscritto chiuso nel cassetto, il rigore morale e l’onestà intellettuale che dovrebbero accompagnare ogni mestiere. Ma quelle assediano costantemente uno scrittore, aspirante, esordiente e pure esperto, senza alcuna premura di distinguere tra questo e quello. C’è chi come la scrittrice Maria Teresa Steri prova a parlarne collegandoli ai sette vizi capitali e noi ci riproviamo a modo nostro, così, per un consiglio, una riflessione, una sana auto-revisione.

Gli scrittori superbi sono quelli convinti che dalla loro penna esca “oro colato” e che una volta solidificatosi sulla pagina non sia più possibile toglierlo. Bastano quattro libri pubblicati, ovvia certe volte anche uno, e scatta la sindrome del pavone. Vanitas vanitatum et omnia vanitas, bisognerebbe sempre ricordarsi, vanità, vanità, quanti danni fa. Subito costoro si sentono il centro del mondo editoriale, mentre parenti e amici si sperticano a lasciare imbarazzanti commenti da cinque stelle sui siti dove sia possibile inserire recensioni a vario titolo, vantando questi loro amici e parenti scrittori come se fossero dei novelli Manzoni, Dante e così via fuori, nello smarrimento più totale dei lettori che non capiscono più se hanno letto lo stesso libro.  Mentre quelli che cercano di far notare gli immancabili errori, specie per gli esordienti, le cui trame e i cui personaggi diventano per i lettori dei veri tormenti, vengono tacciati di essere una specie di grilli sparlanti. La brava Cristina M. Cavaliere, editor professionista e scrittrice, ci fa notare: “L’italiano medio è insofferente alle regole, nella sua ottica applicabili solamente al prossimo. È molto concentrato sul suo ego e, al massimo, sulla cerchia familiare come emanazione del proprio io. In questo cortile razzolano quindi diverse specie di gallinacei, fra cui il famoso “scrittore-pavone”.

Gli scrittori avari, sono quelli che conservano gelosamente i trucchi del mestiere e i contatti della casa editrice e quelli che pur disposti a pagare un editore per pubblicare si rifiutano di spendere un solo centesimo per migliorare quello che hanno scritto, pagando editor, frequentando corsi o comprando manuali.

I lussuriosi della scrittura sono quelli che tra i sinonimi ci infilano sempre quello più incomprensibile, solo per il gusto di scrivere complicato, barocco, rendendo impossibile la vita al povero lettore che può solo armarsi di vocabolario, oppure rinunciare. Hanno una cura maniacale per i testi e vorrebbero scrivere trame eccelse. È talmente tanto l'”eros” maniacale del loro scrivere, che non di rado si identificano  con quello che scrivono e danno il loro nome al protagonista.

Gli scrittori invidiosi… inutile parlarne. Purtroppo sono molti ed è una di quelle cose che prima o poi ci tocca a tutti. L’assedio è uno di quelli difficili da risolvere, ma è bene non farsi invadere da questa mala pianta, che distrugge non solo le opere scritte, invadendole di plagi, ma anche le sane relazioni con i colleghi.

Gli accidiosi sono quelli che rimandano sempre il capitolo successivo, lo scriverò la prossima volta, oggi non ho tempo da dare al tempo e si impiantano sulla bianca pagina che genera recrudescenze irruente, assalti di sensi di colpa, indimostrabili incapacità e genera mostri di ogni tipo nella mente del povero esordiente.

Gli scrittori irosi sono quelli che reagiscono in modo esagerato e furibondo a qualsiasi critica o suggerimento. Detestano chi osa insultare i loro scritti con recensioni o commenti negativi, e non di rado si lanciano in minacce e querele a destra e a manca o serbando un rancore profondo e duraturo. Meno che mai sopportano gli editori che rifiutano i loro manoscritti.

Gli scrittori golosi si nutrono di descrizioni prolisse, diffondono informazioni inutili in tutti gli angoli delle loro storie. Scrivono, scrivono, scrivono, affamati di parole.  Dicono in mille parole quello che si potrebbe dire in cento. La regola del tagliare del 10% in fase di revisione è stata inventata proprio per loro.

La regola, in ogni caso, preziosa per ogni scrittore, soprattutto per aspiranti ed esordienti, ma che anche gli esperti non dovrebbero mai dimenticare, è che l’umiltà è quella virtù che allontana tutti questi possibili vizi, con l’umiltà si va avanti, si evitano gli intoppi, si arricchiscono i libri di bellezza superiore e soprattutto si da’ ai lettori un bel leggere, trame vere, libri che lasceranno il segno, perché saranno scritti non per essere, ma per donare.

 

 

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