vania 1 Marzo 2019

Facebook, il social per eccellenza, mette a disposizione degli utenti tre strumenti principali: il profilo personale, la pagina e il gruppo. I gruppi sono quelli meno sfruttati nelle loro potenzialità, probabilmente perché non è sempre così immediato comprenderne le dinamiche, pur essendo la parte più “social del social network”, pensati per favorire la costruzione di relazioni “virtuali” importanti per farsi conoscere anche come autori.

Per questo abbiamo pensato di fare qualche domanda a Roberto Orsi, amministratore del fortunato Thriller Storici e Dintorni (per gli amici TSD), un gruppo, citiamo dalla descrizione ufficiale: «per chi ama la Storia in ogni sua sfaccettatura. Dai thriller ai romanzi, dai saggi alle biografie, nel gruppo si parla di ciò che ci appassiona di più: la Storia».

Prima di tutto, Roberto, cosa vuol dire “fare gruppo” su un social network e perché hai fatto questa scelta?

Ciao Vania, intanto grazie mille per questa opportunità che mi hai offerto. Ti confesso che la mia avventura con TSD è nata con una “pagina”, ma in poche settimane mi sono reso conto che i gruppi sono molto più seguiti e più attivi rispetto alle pagine. Con la possibilità di impostarlo come gruppo “chiuso”, gli utenti forse si sentono più liberi di commentare e interagire perché il tutto rimane visibile solo agli iscritti e nulla appare sulle bacheche personali.

Thriller Storici e Dintorni
TSD: il gruppo a un raduno

La pagina inoltre, a livello psicologico, risulta più asettica, distaccata. Una vetrina dove io admin pubblico i miei contenuti mentre chi la segue rimane spettatore. Un gruppo, al contrario, coinvolge di più, ci si sente parte di qualcosa che prende vita grazie alla partecipazione di tutti. Il coinvolgimento degli iscritti è la parte fondamentale della gestione, secondo me. Oltre a controllare i contenuti, che siano sempre in linea con quanto definito nelle regole, è importante che le persone si sentano coinvolte in un progetto. Come in ogni grande comunità, ci sarà chi spicca più di altri, chi partecipa ed è più attivo, chi ha un periodo di stanca o di impegni che lo allontanano, ma deve rimanere sempre un luogo accogliente per lo scambio di opinioni e condivisione di cultura.

Quando si parla di “cultura liquida” riferita ai gruppi social, un modo per far circolare liberamente le informazioni, secondo te a cosa ci si riferisce?

Mi piace questa definizione, ma è necessario anche fare molta attenzione. I social network hanno cambiato il mondo della comunicazione, un po’ come tutta la digitalizzazione in generale. Di certo, questo ha permesso di condividere in modo sempre più capillare le informazioni, con notizie e articoli a portata di mano in ogni momento della giornata. Se utilizzata nel modo corretto questa è una cosa molto positiva. Per fare l’esempio di ciò che conosco, nel mio gruppo oltre a parlare di libri letti, o da leggere, pubblichiamo anche molte notizie in ambito storico, articoli specialistici, video e quant’altro possa interessare la comunità di iscritti appassionati alla storia. TSD, e più in generale il social, può essere visto come un bel recipiente in cui questa “cultura liquida” viene versata e a cui ognuno può attingere ciò che più gli interessa in quel momento. I rischi però sono due, a mio parere. Il primo è quello che in termine tecnico, prendendo in prestito dal mio lavoro in campo marittimo, è detto overflow: un’immissione continua e senza controllo di informazioni rischia di essere esagerata e perde quindi di efficacia per la comunità, un bombardamento continuo che non lascia tregua ha l’effetto di disaffezionare la persona a ciò che fai. Il secondo rischio è quello di immettere informazioni che non hanno reali riscontri, le cosiddette “bufale” o fake news. Nel mondo della storia il rischio è ancora più alto perché su molti argomenti non ci sono prove tangibili, oppure esistono varie interpretazioni e correnti di pensiero. La probabilità di scontri e divergenze di opinioni in un gruppo a quel punto è altissima. Sta nel buon senso delle persone, e all’intervento tempestivo di chi amministra, stemperare i toni se necessario.

Qual è l’impegno costante (probabilmente quotidiano) di un amministratore?

Io amo sempre dire che il gruppo ha uno o più amministratori, ma chi lo rende vivo sono gli iscritti. L’admin ha sicuramente un impegno costante, ma dipende se lui lo vuole questo impegno. Tecnicamente puoi anche solo accettare le nuove iscrizioni, cancellare i post che non sono in linea con l’argomento del gruppo e dirimere le controversie tra utenti. Ma chiaramente rimane molto più impersonale, con il rischio di non coinvolgere le persone. Io cerco di essere abbastanza presente durante la giornata, anche solo con un breve commento o un like ai vari post che vengono pubblicati. Inoltre, mi diverto molto a proporre iniziative quali giochi, quiz, interviste, giornate a tema, letture condivise e quant’altro ci si possa inventare per rendere il gruppo un’area relax dove ritrovare amici con le nostre stesse passioni.

Molti autori si “infilano” nei gruppi a tema, per poter “vendere” i loro libri. Secondo te è giusto o sbagliato?

Libri alla fiera di Francoforte, 19 ottobre 2016 (Hannelore Foerster/Getty Images)

Il mondo dei social, come ho già avuto modo di dire prima, ha cambiato il modo di comunicare e permette di farsi pubblicità e farsi conoscere praticamente a costo zero. Si tratta di un’opportunità che di certo va sfruttata e capisco molto bene chi li utilizza a questo scopo. Ma come in ogni cosa, c’è modo e modo di farlo. Le parole che hai usato tu, “infilarsi” per “vendere”, lasciano intendere molto bene cosa non deve essere fatto a mio parere. Entrare nel gruppo SOLO per postare il link al proprio libro in vendita, non solo è sbagliato dal punto di vista del ritorno “di immagine” per sé stessi, ma può essere controproducente rendendo l’autore antipatico ai lettori che si sentono “assaliti” dalle proposte continue. Bisogna considerare che il numero di autori e di proposte è altissimo e il tempo a disposizione per tutti è invece molto poco. La chiave sta nello sfruttare al meglio lo spazio che viene concesso, intrigando chi sta dall’altra parte dello schermo.

Esiste un modo per farsi apprezzare nei gruppi, per essere accettati, per poterne diventare “membri” a tutti gli effetti?

Mi collego proprio al discorso della domanda precedente. Dalla poca esperienza che ho maturato nella gestione di questo gruppo e del blog collegato, chi si fa apprezzare di più è l’autore che prima di essere tale si presenta come lettore. A mio parere è importante inserirsi nella vita del gruppo partecipando, non dico in modo continuativo (ognuno ha i suoi impegni nella vita quotidiana e le sue attitudini personali, non lo metto in dubbio), ma come una presenza attiva che vuole fare conoscere sé stesso, prima del libro che ha prodotto. A volte mi sorprendo nello scoprire che alcuni iscritti, che ho sempre considerato solo lettori, abbiano invece scritto qualche libro storico e non ne avessero mai parlato per timore di risultare invadenti. Non ho una formula magica perché dipende da tanti fattori, sarò magari banale ma è vero che “la verità sta nel mezzo”.

Quale vantaggio può avere un utente nel frequentare un gruppo come TSD?

Il portale Thriller Storici e Dintorni

Forse in questo caso la domanda andrebbe rivolta a chi lo frequenta già. Di tanto in tanto ricevo qualche attestato di stima, anche da chi non risulta sempre attivo sul gruppo. Molti si sentono parte di una grande famiglia, stringono rapporti virtuali che a volte sfociano in belle amicizie o anche in qualche storia d’amore (è capitato, giuro!). Condividere una passione con altre persone come te non sempre è facile nella vita di tutti i giorni, vuoi per incompatibilità, vuoi per mancanza di tempo (partecipare ad un gruppo di lettura “reale” può essere complicato), quindi un gruppo virtuale come TSD ma anche tanti altri che esistono su questi social, risultano ottimi rifugi dalla quotidianità, un’oasi di pace dove trovare ciò che più ci piace.

A chi consiglieresti TSD e a chi lo sconsiglieresti?

TSD è per chi ama la storia e la lettura da ogni suo punto di vista. Lo consiglio a chi ha voglia di mettersi in gioco, a chi ha voglia di esprimere il proprio pensiero su un determinato libro o un fatto storico o semplicemente a chi vuole stare sulla soglia a guardare perché spinto dalla curiosità. Lo consiglio anche a chi non è molto attratto da questo genere. Qualcuno entrando solo a curiosare si è poi ricreduto e ha iniziato ad appassionarsi al genere storico. Provare per credere!

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