vania 5 Luglio 2018

Mandello, lago di Lecco, 1924.

«Dopo anni al fronte, fra i due potevano essere sorti dei dissapori che li avevano allontanati; qualcosa di grave, che ancora non intuiva: forse, un debito di gioco non pagato, una donna contesa, l’invidia. […] quante ragioni possono apparire vanamente valide per giustificare l’uccisione di un essere umano?».
La pace inquieta, romanzo di Simone Cozzi (Panda Edizioni, 2015) si addentra nell’oscuro oblio della più grande delle domande; il “Caino che hai fatto?” che ritorna in un’eco ottundente, come una radiazione narrativa di fondo, il residuo di un’esperienza di morte – l’atroce eredità della Grande Guerra – che non smetterà mai di assillare gli esseri umani e più ancora il mondo di quegli scrittori che amano interrogarsi, che vogliono porre domande. Il Romanzo parla da sempre della Guerra e delle guerre:  Addio alle armi di Ernest Hemingway, Il Cavallo Rosso di Eugenio Corti, Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, Il sale della terra di Jozéf Wittlin e molti altri hanno posto la domanda che Simone Cozzi propone, evocando la potenza di un assillo notturno.

Non si può dimenticare. Non dimentica il Commissario di polizia Ripamonti, il protagonista de La pace inquieta,

Simone Cozzi

che per scelta di vita deve avere a che fare con la morte suo malgrado, ma che pure indaga con l’acume e l’assennatezza di un uomo che la Grande Guerra l’ha conosciuta e che gli uomini sa leggerli nelle loro perversioni e nei loro slanci di generosità. È il 1924, la guerra è alle spalle, ma l’orrore è ancora davanti agli occhi. Accompagnato da colleghi prudenti e avveduti «Poi c’era Fusetti: il più acuto e affidabile di tutti» Ripamonti deve nuovamente “toccare” l’estrema “sconfitta”, il declino umano più atroce, per scoprire chi sia l’assassino capace di abbandonare due cadaveri a Mandello, borgo sulle rive del lago di Lecco. Il paese ha paura, o meglio, cade di nuovo nella paura; la sensazione dell’imprevedibilità del futuro, della vicinanza del nemico, dell’incombenza di un destino insopportabile agita il romanzo, ne permea le dinamiche e lo eleva a racconto storico e al tempo stesso lo inabissa a trama psicologica, grazie alle profonde riflessioni del protagonista, alla sua vicenda personale che si intreccia con quelle delle vittime e degli altri personaggi, affascinando il lettore anche con la ruvidezza del linguaggio e l’assenza di rivoli descrittivi, scelta di stile che, in questo caso, esprime pienamente la crudezza degli argomenti.

 

 

 

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