vania 16 Febbraio 2016

Tutti abbiamo bisogno di un editorChi è l’editor?

È quella figura professionale, spesso affiancata all’autore dalla stessa casa editrice, ma a volte in freelance, che aiuta lo scrittore a valorizzare al massimo ciò che ha scritto, mettendo in campo tutta la sua professionalità che si compone di competenze narratologiche, strutturali ed editoriali. A volte gli autori dimenticano che l’editor, al di là di ogni altra definizione possibile, è prima di tutto un lettore, uno dei primi che leggerà il manoscritto e che potrà dare le prime impressioni su quanto l’autore intende proporre ai lettori. L’editing viene molto bistrattato specie dagli autori esordienti,  temuto come un nemico che possa distruggere la creatura “partorita” con tanta fatica e ridimensionare l’idea che l’autore si è fatto della propria opera, ma non è così, editor e autore possono collaborare benissimo insieme, basando tutto su un confronto limpido e professionale. Tutti abbiamo bisogno di un editor? Direi di si.

Come interviene un editor sul testo?

Lo stile di “intervento” su un testo varia da editor a editor, ma in generale il lavoro di questa figura non è quello di riscrivere il libro, ma aiutare l’autore a valorizzare i punti forti e risolvere i passaggi fragili. L’editor da’ consigli sulla struttura, intesa come architettura della trama, caratterizzazione e coerenza dei personaggi, equilibri con le sotto-trame, le variabili legate alle varie parti della storia etc, ma anche sulla scelta delle parole e del linguaggio, soprattutto quando il genere scelto richiede un’attenzione particolare in tal senso, come nel caso del romanzo storico. Generalmente un editor non riscrive un libro, dunque, ma aiuta l’autore a farlo, gli suggerisce come lavorare nei punti nevralgici per ottenere il massimo da quella data storia, senza forzature e senza condizionare con le proprie idee la creatività dello scrittore. Per gli esordienti, per esempio, uno dei primi obiettivi di un editor è fornire un nuovo metodo di lavoro e poi insistere moltissimo sul line editing, per abituare lo scrittore ad avere cura delle parole, qualsiasi sia il genere letterario. Il line editing si occupa di contenuto, stile e utilizzo della lingua a livello di singola frase e paragrafo.

Perché alcuni scrittori sono allergici all’editing?

Ci sono moltissimi autori convinti che nessuno debba toccare il loro testo, che un processo di editing sia quasi inutile e anche quando la casa editrice impone loro una revisione, si fa enorme fatica a “toccare” dei passaggi dei manoscritti, ritenuti dagli autori “perfetti così come sono”.  In generale, più un autore è inesperto e meno accetterà le critiche e tenderà a servirsi di amici e parenti più che di professionisti esperti, perché l’intento non è quello di migliorare il lavoro, che viene ritenuto già ottimo, ma accumulare plausi e lodi. Insomma, sfuggire le vere revisioni è una fisiologica ingenuità dovuta all’inesperienza che impedisce di vedere miglioramenti potenziali o veri e propri errori. Inoltre, la fatica fatta per arrivare al finale del libro aggiunge ansia da prestazione e una certa ritrosia alla critica, benché costruttiva, e persino un pizzico di superbia. Purtroppo oggi si giunge facilmente all’idea che “scrivere un libro” sia semplice, alla portata di tutti e non necessiti di esercizio, esperienza e conoscenze. La verità è che narrare è alla portata di tutti, altra cosa è strutturare un romanzo che stia in piedi e sia originale. Ci sono autori che sembrano clonare i loro scrittori preferiti e molto spesso non si accorgono di riproporre trame che già conoscono, semplicemente variando alcuni elementi e sembrano non rendersi conto che parte del loro successo dipende proprio dal fatto di essersi inseriti in una scia già ben collaudata. Facendo questo lavoro capita difficilmente di trovare qualcosa di veramente originale mentre succede di sentir dire decine di volte l’anno la frase “Ho scritto un libro, e ho già in mente i cinque volumi del seguito”, che poi sono gli stessi autori che presentano i loro libri senza un minimo di umiltà, chiedendo ai partecipanti di cliccare sulle cinque stelline nelle recensioni web per salire nella classifica dei più letti, ciò rende il loro lavoro più un fatto di autocompiacimento che un tentativo di comunicare qualcosa agli altri.

Mi è capitato addirittura di sentir dire durante la presentazione di un romanzo storico, in questo caso era un esordiente, che un autore dovrebbe evitare di “mettere il suo lavoro in mano a degli esperti” per evitare critiche e scoraggiamento, fermo restando che passare per mani esperte al romanzo in questione avrebbe fatto molto bene, una simile affermazione offende anche i lettori, che vengono immediatamente classificati come incompetenti e nessuno scrittore si può permettere di presumere che ci siano dei lettori non esperti. Difficile che questi autori accettino il concetto di editing a cuor leggero, almeno fino a quando non si saranno resi conto di cosa vuol dire scrivere un romanzo che, ripeto, non è semplicemente raccontare una storia.

A chi spetta l’ultima parola in fase di editing?

Il lavoro di editing funziona se funziona il rapporto autore-editor. Se tutti e due lavorano in modo creativo e professionale, dando il meglio di sé, l’ultima parola non sarà nemmeno necessaria, sarà un’armonia di intenti. Sicuramente l’editor, se è un professionista serio, deve aiutare lo scrittore a valorizzare gli aspetti del romanzo più adatti al genere scelto e alla casa editrice che lo pubblicherà e, se è un lavoro da freelance, aiuterà l’autore a scegliere la casa editrice adatta e darà consigli per rendere l’opera più appetibile, senza forzarne la natura, in modo etico, ovviamente. Bisogna tenere presente che sono le case editrici che rischiano di più se un libro non va e quindi pretendono molto dai loro editor, che hanno una bella responsabilità.

Tutti abbiamo bisogno di un editor se intendiamo proporre un romanzo all’attenzione di case editrici e quindi lettori, oltre a questo un autore dovrebbe cercare di affinare l’arte dello scrivere, leggendo e informandosi sulle tecniche narrative e armarsi di tanta, tanta, tantissima umiltà.

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