vania 29 Aprile 2019
Herman Melville

«Un primo aprile, al levar del sole, sul molo della città di St Louis fece improvvisamente la sua comparsa un uomo con un vestito color panna».
È il 1857 quando l’ultimo romanzo di Herman Melville, The Confidence-Man ovvero L’Uomo di fiducia, viene pubblicato. Il padre di Moby Dick (Moby Dick or The Whale – 1851) consegna a un anonimo individuo vestito di bianco, senza nome, privo di identità e di origini riconoscibili, il proprio testamento letterario.

Il suicidio letterario

The Confidence-Man

Lo scrittore ha soltanto una quarantina d’anni e dopo due lustri di attività come romanziere decide di «suicidarsi» con un libro che mette in discussione quel visionario mondo americano che il suo più grande capolavoro aveva incarnato, raffigurandolo nella epica lotta tra il bene e il male, tra il capitano Achab e la Balena bianca.

The Confidence-Man ruota intorno alla figura di un truffatore che con molteplici travestimenti inganna i passeggeri di un battello in navigazione sul fiume Mississipi-Missouri, sul quale tutta la storia ha luogo, durane l’arco di una singola giornata. L’Uomo affidabile è in realtà un testimone del tutto inattendibile di verità deformi e inconoscibili. I passeggeri che si avvicendano sulla scena accanto a lui non sono altro che altrettante maschere di quell’America le cui promesse di libertà, indipendenza, forza, giustizia, democrazia si sono miseramente infrante.

Il grande inganno

Herman Melville
Herman Melville

Il romanzo è un labirintico inganno ermeneutico. Già il titolo contiene una prospettiva di frode, una promessa narrativa che «decostruisce se stessa» mano a mano che la storia si sviluppa: come può essere degno di fiducia un fasullo imbroglione? Melville smantella il mito dell’Ovest e denuncia le contraddizioni della Nuova Repubblica Americana; usa la menzogna linguistica per sbugiardare una realtà che si fonda solo sulla retorica politica priva di fondamento. L’America, semplicemente, smette di essere il motore di propulsione verso la Nuova Frontiera, per diventare il palcoscenico di un grande inganno.

Il tempo della narrazione è rinchiuso in un singolo giorno: il primo aprile, quando burle e scherzi sono ammessi; lo spazio è, invece, confinato al battello Fidéle, nome che fa riferimento alla sfera religiosa, della fede e della fiducia in Dio. Come per la baleniera Pequod in Moby Dick, anche il Fidéle è una sorta di microcosmo, un luogo che dovrebbe essere distante dalla «corrotta Europa», un frammento del «Nuovo Mondo», in cui, però, un finto «uomo di fiducia» è predicatore di false verità, propugnatore di una fede che non ha nulla a che vedere con le origini del sogno americano; e di contro è smascheratore della falsità su cui si fonda l’inesauribile divario tra l’America vera, quella in cui Melville vive, e l’America nella visione dei Padri fondatori.

Verso le tenebre

L’ideale e la realtà, che in Moby Dick alimentano la lotta e impongono all’uomo la scelta tra dannazione e salvezza, in The Confidence-Man si neutralizzano a vicenda, generando un nuovo mondo, quel mondo che il Fidéle porterà a compimento con il proprio viaggio, perché è nave su cui trionfa il grande Ingannatore – per alcuni critici il Demonio stesso – il mistificatore per eccellenza, colui che condurrà i passeggeri – e dunque l’America – nelle tenebre reali e non più soltanto simboliche di Moby Dick.

Bibliografia

  • Herman Melville, The Confidence-Man, edizione a cura di Hershel Parker.
  • Herman Melville, «The Confidence-Man» e il testamento letterario di un’America che non c’è, Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, 2008.
  • P. Bellis, Melville’s The Confidence-Man: an Uncharitable Interpretation, «American Literature» 59,4, 1987.
  • A. Lombardo, Il diavolo nel manoscritto. Saggi sulla tradizione letteraria americana, Milano, Rizzoli, 1974.
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