vania 17 Settembre 2018

Negli USA Donald Edwin Westlake è per tutti uno dei più grandi scrittori di gialli di sempre – no snob man, critica e pubblico a braccetto – e infatti ha vinto tre volte il Premio Edgar e nel 1993 ha intascato il Grand Master, massimo riconoscimento assegnato dall’associazione Mystery Writers of America. In Italia è un “giallo Mondadori” non famosissimo, ma apprezzato. Un po’ meno da chi non ama gli autori seriali  – in genere i fieri intellettuali e la critica made in Italy (Camilleri a parte, certo) – perché dare ai lettori ciò che già si aspettano non sarebbe arte.

Westlake è più che seriale: 103 libri scritti sotto vari pseudonimi, con protagonisti diversissimi, divisi in serie. Le due più famose sono sicuramente quella di Parker, firmata dall’autore con il nome di Richard Stark, e gestita narrativamente come noir “intensi”, in cui le vicende di Parker, un rapinatore seriale, sono immerse nelle atmosfere di Black Mask, la straordinaria rivista pulp degli anni Venti.  L’altra serie più nota di Westlake è quella di John Dortmunder, ladro geniale e sfortunato, il quale organizza “colpi” incredibilmente astuti che per una ragione o per l’altra degenerano in fallimenti assoluti. Si tratta di quattordici romanzi che vanno dal 1970 al 2008, e hanno dato vita al poliziesco umoristico; quello vero.

Tra le varie trasposizioni – più o meno azzardate – cinematografiche su tutti “La pietra che scotta” (1970) con un validissimo Robert Redford nei panni di Dortmunder. In Italia, invece, uscì nelle sale nel 1976 una pellicola di Lucio De Caro: “Cinque furbastri e un furbacchione. Come ti rapisco il pupo”, ispirato a Jimmy the Kid (1972). Nel cast Teo Teocoli, Walter Chiari, Massimo Boldi, Felice Andreasi, Umberto Smaila, Stefania Casini, Franca Valeri e Renato Cestié.

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