vania 18 Settembre 2019

Fu Karl Marx (1818-1883) a scrivere ne L’ideologia tedesca (una delle sue opere più misteriose pubblicata solo nel 1932) che «Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; […] La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, […]. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, […] sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio».

Classi dominanti producono idee dominanti

Chi non dispone nella stessa misura dei «mezzi della produzione intellettuale» non ha le stesse possibilità di partecipazione al dibattito culturale, sociale, politico e mediatico. È come dire che la diffusione delle idee è necessariamente frutto della volontà di élite politico-culturali, che le agglutinano intorno a temi utili a trarre beneficio in termini di consenso e, dunque, potere.

Robert Merton e le azioni ripetute

Nel 1957, il sociologo statunitense Robert King Merton (1910-2003) ipotizzò

Robert Merton
Robert Merton

che all’interno delle società umane un ruolo primario fosse giocato dalle «attività ripetitive», utili a sostenere uno stato di equilibrio, cioè a stabilizzare il sistema sociale creando contesti di familiarità e, appunto, disciplinando le idee con schemi ripetitivi.

L’attuale diffusione delle informazioni (e delle idee) si basa, infatti, su azioni ripetitive, capaci di instaurare rapporti di dipendenza strutturale fra gli individui e i mezzi di comunicazione. È facile intuire come un simile rapporto conduca a un sistema in cui gli strumenti comunicativi, se monopolizzati, convergono inesorabilmente verso la ricerca del consenso univoco.

Emmanuel Kant (1724-1804) diceva che gli esseri umani non reagiscono al mondo in quanto realtà oggettiva, ma in quanto prodotto del pensiero; agiscono cioè in base all’idea che hanno del mondo, costrutto manipolabile proprio in quanto non necessariamente corrispondente alla realtà.

Interpretazioni preconfezionate o libera opinione?

Se questo è vero, allora l’attribuzione di un valore positivo – o viceversa negativo – a un’idea, da parte dei canali di comunicazione (TV, Social, Web, NewsBlog, Stampa, Editoria, Cinematografia…), avvalorato con costante ripetitività, può condizionare la reazione degli individui fino al punto da orientarla, in base a interessi predeterminati e a finalità non sempre ineccepibili.

Fornire interpretazioni della realtà, invece delle pure informazioni e delle chiavi di lettura per interpretare in modo autonomo la realtà stessa, vuol dire impedire il discernimento personale, vuol dire che dietro il paravento della pluralità di opinioni potrebbero esserci delle costruzioni aprioristiche. E Marx, pur all’interno di un orizzonte a sua volta ideologico, ci aveva avvisati.

Bibliografia

Karl Marx, Friedrich Engels, Ideologia tedesca, 1932.
Robert K. Merton, Teoria e struttura sociale, 1949.
Robert K. Merton, Libertà e controllo nella società moderna, 1955.

 

 

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