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«In sé stesse, le opposizioni, grazie all’azione disordinata che producono, costituiscono certamente un tipo di “caos” meno apparente; ma si tratta precisamente di usare questo stesso “caos” prendendolo in qualche modo come la “materia” sulla quale si esercita l’azione dello “spirito” rappresentato dalle organizzazioni iniziatiche di ordine l’elevato e più “interiore” alla realizzazione dell’”ordine” generale, come, nell’insieme del “cosmo”, tutte le cose che sembrano opposte tra loro non sono realmente, in definitiva, che elementi dell’ordine totale».
(René Guénon)

Auguste Blanqui (1805-1841): rivoluzionario e membro della carboneria francese, partecipò alla rivoluzione del luglio 1830; conobbe e frequentò assiduamente il rivoluzionario, e massone italiano, poi naturalizzato francese, Filippo Buonarroti (1761-1837); fu esponente di spicco della ben nota Société des Amis du peuple, circolo esclusivo di rivoluzionari socialisti, fondato il 30 luglio del 1830 da coloro che erano stati redattori del giornale La Revolution, del resto il nome Amis du peuple si rifaceva chiaramente al giornale più influente apparso durante la Rivoluzione francese, diretto da Marat e vitale dal 1789 al 1792. Blanqui prese parte alla comunista Société des droits de l’homme (1833) e alla socialista Société des familles; infine fondò la Société des saisons, contribuendo all’insurrezione del maggio 1839 che lo portò all’arresto e alla condanna a morte, poi commutata in ergastolo, risolto con un atto grazia nel 1847 (il nostro era figlio di benestanti, in particolare il padre era prefetto).

Folie révolutionnaire

Antoine Joseph Wiertz, ritratto di Auguste Blanqui

La sua inarrestabile folie révolutionnaire lo portò ai moti del 1848 e poi alla Société républicaine, alla quale aderì con l’amico Armand Barbès (1809-1870), anch’egli feroce rivoluzionario ideatore di attentati ai monarchi francesi e di veri e propri atti di terrorismo. Ad ogni modo, l’impeto rivoluzionario di Blanqui gli causò una nuova condanna, questa volta fu deportato in Africa, dove, ovviamente, lo raggiunse in breve un’amnistia, con conseguente libertà fino al 1861, anno di un suo nuovo arresto. Riapparve in scena nell’agosto del 1870 a Parigi. La sua vita fu un susseguirsi di arresti, condanne e successive amnistie e atti di grazia fino alla morte, e il blanquismo – l’essenza del suo pensiero e del suo agire – costituì un punto di riferimento eminente per lo sviluppo posteriore del socialismo e del comunismo.

L’enfermé

Il giornalista, critico letterario, scrittore, romanziere Gustave Geoffry (1855-1926) raccontò le vicissitudini di Auguste Blanqui nella biografia L’enfermé (Il recluso, 1897). Geoffry era a sua volta un personaggio molto particolare e noto per essere stato il primo storico sostenitore dell’Impressionismo, soprattutto dopo essere stato ammesso nel circolo di Monet e Cézanne, che gli dedicò perfino un ritratto nel 1895. La biografia evidenziava il «potere rivoluzionario» di Blanqui, e la sua capacità di interloquire con i contemporanei, diventando un punto di riferimento per i rivoluzionari di tutti i tempi. Del resto anche Karl Marx ebbe a scrivere che «Blanqui era stato la testa e il cuore del partito proletario in Francia»; e Paul Lafargue, genero dello stesso Marx, arrivò a scrivere che il grande rivoluzionario Blanqui aveva trasformato la mentalità degli altri rivoluzionari «fino a corromperla» e a orientarla immancabilmente verso la rivoluzione.

Esoterismo socialista

Ma quel che rende rovente la questione, del resto dibattuta ancora oggi, è senza dubbio l’appartenenza di Auguste Blanqui a gruppi esoterici, oltre che socialisti, tanto che da molti studiosi il suo ruolo è pienamente inserito nell’ambito di quell’utopico socialismo esoterico che negli ultimi anni sta emergendo da innumerevoli scritti di molti dei «padri» del Socialismo. Lo stesso intenso legame con Filippo Buonarroti era prova ulteriore di certe frequentazioni che univano l’attività rivoluzionaria e le società segrete di varia natura, in particolare la massoneria e i gruppi esoterici. Secondo lo studioso Giorgio Galli, il temuto rivoluzionario Blanqui ebbe modo, soprattutto in prigione, di riflettere sul destino dell’Universo e ideare una teoria degli «universi paralleli»  – e all’esistenza di «infiniti ed eterni noi» –  applicata alla storia e alla politica, secondo la quale un fatto storico poteva riproporsi in differenti alternative collegate a sorte di bivi paralleli, secondo ricostruzioni che sembrano anticipare il pensiero filosofico del padre del Cosmismo russo, Nikolaj Fëdorovič Fëdorov (1829-1903).

L’eternità attraverso gli astri

Astrologia, astronomia, divinazioni, influenze cosmiche e politica (curioso considerare che Andreotti e Tambroni, entrambi democristiani, consultavano regolarmente delle astrologhe), ma soprattutto Blanqui fu membro simpatizzante della Loggia dei Filadelfi (Londra), di chiaro stampo millenaristico ed esoterico, del resto il fondatore del Circolo teosofico dei Filadelfi fu John Pordage (1608-1681), influenzato a sua volta dalle idee neoplatoniche ed ermetiche di Jacob Bohme (1575-1624). La caratteristica dei Filadelfi era quella di lottare contro la proprietà privata, promulgare il libero amore e il legame dell’uomo con la Natura. Probabilmente Blanqui non ne partecipò attivamente, ma di certo ne subì l’influenza che lo portò anche alla scrittura di L’Eternité par les astres (L’Eternità attraverso gli astri, 1876), in cui teorizzò «l’eterno ritorno», ben prima che lo facessero Zarathustra o Nietzsche. Egli accennò a «universi infiniti, esistenti nello stesso istante in una forma di contemporaneità, e, dunque, paralleli» (teorie presenti già in alcuni scritti rinascimentali a firma di noti maghi), ipotizzando che «Ogni astro, qualunque astro esiste un numero infinito di volte nel tempo e nello spazio, non in una soltanto delle sue forme, ma così com’è in ognuno dei momenti della sua esistenza, dalla nascita alla morte. E tutti gli esseri sparsi sulla sua superficie, grandi e piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennità. La terra è uno degli astri. Ogni essere umano è dunque eterno, in ognuno dei momenti della sua esistenza. Quello che io ho scritto in questo momento nella mia cella, l’ho scritto e lo scriverò per l’eternità, sullo stesso tavolo, con la stessa penna, vestito degli stessi abiti, in circostanze uguali. Tutte queste terre sprofondano, una dopo l’altra, nelle fiamme che le rinnovano, per rinascere e sprofondare ancora, scorrimento monotono di una clessidra che si gira e si svuota eternamente da sola.»

La coincidentia oppositorum

Come poté Blanqui risolvere, all’interno del proprio pensiero, la dicotomia tra esperienza esoterica e credo teosofico con ateismo rivoluzionario? Oswald Wirth (1860-1943), fra i teorici ufficiali della massoneria, postulò come essenziale che «di due tesi (o di due forze) opposte, si utilizza la risultante che farà avanzare la causa», una profonda analogia, tra l’altro, con l’ideologia marxista, che affondò le sue radici nella formula dei contrari: «La pace è solamente una forma, un aspetto della guerra; la guerra è solamente una forma, un aspetto della pace», perché ciò che oggi è lotta, domani sarà l’inizio della riconciliazione (il fuoco che incenerisce per ricostruire), il tutto rieccheggiante la coincidentia oppositorum massonica.

Bibliografia

  • Giorgio Galli, Stelle rosse. Astrologia neo-illuminista a uso della sinistra, Alacran, 2006.
  • Nicholas Goodrick-Clarke, The Occult Roots of Nazism: Secret Aryan Cults and Their Influence on Nazi Ideology: The Ariosophists of Austria and Germany, 1890-1935.
  • Francesco Dimitri, Comunismo magico, Castelvecchi, 2004.
  • George M. Young, I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fedorov e dei suoi seguaci , Tre Editori, 2017.
  • Dolcetta M. Témoiage. Occultisme et communisme, autour de Lénine ete de l’Institut du cerveau, in A.A.V.V., Esotérisme ete socialisme «Politica hermetica», n-5, 1995.
  • Francesco Borgonovo, Il massone anticipatore di Marx che immaginava universi paralleli, La Verità, 27 luglio 2020.
  • Marx, Il Capitale, ed. italiana, 1886.
  • Walter Benjamin, On the Concept of History, Marxists Internet Archive.
  • J. Robin, René Guénon, Témoin de la Tradition («René Guénon, testimone della tradizione»), Ed. Guy Trédaniel, Chaumont 1986.
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