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La vicenda postmortem di María Eva Duarte de Perón (1919-1952) è un superbo esempio di come il consenso e l’influenza politica, quasi sempre frutto di un’opportuna propaganda, possano essere trasferiti dal cadavere di un leader al gruppo che ne detiene in qualche modo la proprietà ideologica. La Evita degli argentini è stata la prima vera e propria icona della politica da  propaganda massmediale. Ancora oggi si possono trovare decine di gadget che la riguardano: foto autografate, libri di scuola, francobolli e addirittura una città. Aveva solo quindici anni quando arrivò a Buenos Aires come attrice radiofonica non particolarmente dotata e una feroce voglia di rivalsa, legata soprattutto alle sue umili origini: Eva era figlia di Juana Inarguren (cuoca presso La Uniòn, proprietà di un potente imprenditore del quale divenne amante), ragazzina cresciuta in strada e sottoposta alla durezza della vita degli ultimi della società argentina e, per questo, sfamata da una incurabile avversione nei confronti di coloro che, una volta divenuta primera dama, chiamò con sdegno «oligarchi», ed erano gli appartenenti alle classi sociali più elevate i quali, di fatto, detenevano il pieno controllo della società argentina.

La costruzione di un mito

Eva Duarte Peròn attrice quindicenne

Maria Eva conobbe il marito Juan Domingo Perón (1895-1974) in occasione di un evento di beneficenza (secondo alcuni biografi, non esattamente ufficiali, i due andarono a convivere due giorni dopo), e fu lui che, da Presidente, la trasformò – letteralmente – in opportunità politica, grazie a una meticolosa propaganda che seppe sfruttarne abilmente le doti comunicative, riproponendola, per esempio, con ossessiva frequenza nelle fotografie ufficiali che venivano diffuse tra la popolazione a mezzo stampa. Il suo volto, con i capelli raccolti in un ordinato e rassicurante chignon, venne esibito in decine e decine di cartoline e nei libri di scuola sui quali i bambini studiavano.
Del resto, lo stesso Juan Domingo Perón rappresentava di per sé un caso singolare quanto a personalità politica. Non è da dimenticare che egli fu capace di farsi eleggere democraticamente tre volte – nel 1946, nel 1951 ed infine nel 1973 – pur essendo entrato in politica da golpista, instaurando, in una parvenza di democrazia, un vero e proprio regime, detto poi peronista. Negli anni Cinquanta, fu Eva, in qualità di primera dama, a garantire potere al marito, implicandosi nella sue strategie politiche con la funzione di mediatrice con gli operai.

Nostra signora delle folle

Evita e la sua folla adorante

La postura che Evita assumeva durante le apparizioni pubbliche, quelle mediante cui si rivolgeva alla folla adorante, era studiata nel dettaglio: braccia larghe protese in uno scenografico abbraccio (posa che fu poi assunta anche dal Presidente Peròn), mani elevate al cielo, come nel gesto di una madonna intercendente, quasi sacerdotale, a chiedere la benedizione di Dio che lei stessa lasciava discendere sui suoi descamisados (i devoti che la veneravano già in vita come fosse una santa) portando le braccia verso il basso. La sua icona fu fondamentale per la costruzione del consenso politico del Presidente Peròn, il quale, mentre la moglie innamorava il movimento operaio argentino, inondando i lavoratori di benefici sociali senza precedenti, controllava l’esercito e la politica argentina con metodi dittatoriali. Del resto, gli operai corrisposero alle attenzioni della loro «patrona dei proletari» con un cieca lealtà sia a lei che al marito, chiudendo gli occhi alle notizie di saccheggi di Perons sul tesoro dello Stato.

Il potere oltre la morte

Quando Eva manifestò il cancro, Peròn si rese conto di correre un rischio enorme, perché la morte della moglie poteva significare anche la caduta del consenso politico. Per questo, ben prima della finale dipartita di lei, decise di affidare l’imbalsamazione del cadavere al medico Pedro Ara (1891-1973). Ara aveva una prestigiosa reputazione quanto a tecniche efficaci e innovative per la conservazione dei tessuti molli postmortem. Molto probabilmente, era presente il giorno in cui Eva Peròn morì, anzi, poco dopo l’ultimo respiro, Juan Peròn, diede al medico le chiavi della stanza, rassicurandolo sul fatto che a nessuno sarebbe stato consentito l’ingresso durante il suo lavoro sul cadavere. Ara aveva sperimentato nuove tecniche di imbalsamazione su decine e decine di cadaveri, usandoli anche come «soggetti da esposizione», come nel caso della figlia dodicenne di un suo collega dell’Università medica di Cordoba, che imbalsamò, per poi metterla seduta a tavola con lui a cena, per diverso tempo.

Il postmortem

Subito dopo l’imbalsamazione, il cadavere fu offerto alla devozione del popolo come quello di una « santa martire», con tanto di Rosario tra le mani e chiari simboli peronisti a decorare i gioielli. Il corpo venne profumato e trattato perché non perdesse il candore virgineo. La sublimazione del mito avvenne anche, e soprattutto, attraverso le cerimonie ufficiali che le tributarono onori normalmente destinati ai presidenti in carica. Evita doveva rappresentare eternamente una giustizia pura, immacolata, candida, assoluta; l’essenza del popolo, la volontà del popolo, l’anima del popolo, continuando a detenere anche postmortem quel potere e quel fascino che avevano messo il popolo nella mani del marito.

Santa subito

L’effetto di tale propaganda fu talmente forte da ispirare i suoi devoti a perorare la causa di beatificazione presso papa Pio XII. A sostegno della richiesta, furono perfino prodotte delle testimonianze di miracoli avvenuti in presenza della first lady argentina, ma il Vaticano respinse immediatamente l’ipotesi affermando che se le virtù politiche della signora Peròn potevano essere considerate note, non lo erano affatto quelle di fede, aggiungendo che nulla, nel suo normale comportamento in tal senso, lasciava intravedere il carisma necessario a una beatificazione né tanto meno le motivazioni di un martirio sopportato nel nome di Cristo. Di certo pesò anche il chiacchieratissimo passato della signora Duarte Peròn, ma, in ogni caso. benché il processo di beatificazione religiosa non ebbe seguito, quello di canonizzazione a santa laica aveva già avuto inizio.

Continua…

Leggi la prima parte

Bibliografia

  • Arthur C. Aufderheide, The scientific study of mummies, Cambridge, 2003.
  • N. Fraser, M. Navarro, Evita: The Real Life of Eva Peròn, Norton, 1996.
  • Loris Zanatta, Eva Peròn: una biografia politica, Rubettino, 2009.
  • Aldo Villagrossi Crotti, Quindici ipotesi logiche sul caso Evita Peròn, 2019.
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