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castello di Csejthe
Castello di Csejthe

Teatro delle terrificanti sevizie furono il già citato castello di Csejthe, ma anche quello di Sàrvàr e quello di Keresztùr. Le prede della contessa venivano denudate, seviziate e abusate, quindi appese a testa in giù, torturate e sgozzate. L’acqua e il fuoco erano due elementi sempre presenti, insieme al sangue, ovviamente. I dettagli delle uccisioni vennero raccolti per sua stessa mano in un diario, presumibilmente ritrovato durante le prime perquisizioni (ma gli storici non hanno mai confermato il ritrovamento, benché del taccuino della contessa riferì ai processi Jàkob Szilvàssy, amministratore dei castelli, affermando di avervi letto i nomi di almeno seicento ragazze). Di certo, i soldati che fecero irruzione nel castello trovarono «più di una dozzina di bambine ancora vive» nelle segrete «ad alcune di loro, per settimane, erano state praticate delle ferite al fine di ottenere il rosso e magico elisir» (P. Izquierdo, p. 38).

L’arresto e il processo

Gli stessi soldati disseppellirono cinquanta cadaveri di giovani ragazze e bambine con evidenti segni di torture, oltre ad aver colto la donna nell’atto di fare a pezzi una ragazza. Data l’immunità regia di cui godeva (e delle amicizie più che influenti cui poteva fare appello), la Contessa ebbe un trattamento di favore, mentre i suoi complici vennero tradotti nella prigione di Bitcse, dove avrebbero avuto luogo due processi, uno in lingua ungherese e uno in latino. Dopo averne appurata la colpevolezza, e dopo un tentativo dei potenti parenti di farla assolvere per manifesta isteria, Bathory fu imprigionata in un ala del suo castello, con l’unico accesso di un foro dal quale passavano aria e cibo. Morì dopo quattro anni.

Irrealistica ipotesi di complotto

Gyorgy Thurzo

Che fosse follia è più che credibile, e anche se la leggenda potrebbe aver reso più gotica e oscura l’interpretazione dei fatti, aggiungendo dettagli macabri mai confermati e accentuati dai testimoni trovatisi davanti a uno scenario torbido, di certo la famiglia Bathory, come detto, ospitava anche altri esempi di pazzie a perversione, almeno secondo le cronache dell’epoca grazie alle quali si scopre che già nel XVI secolo i casi di malattia mentale si manifestarono con una frequenza considerevole. Come qualunque vicenda di questo tipo, gli storici sono sempre stati divisi sul credito da darle, e qualcuno è arrivato addirittura ad assolvere del tutto la donna, ipotizzando che il sovrano di Ungheria avesse inventato tutto all’interno del complotto politico e finanziario architettato, con tanto di processo mediatico e finte prove a carico, con la complicità dello stesso Gyorgy Thurzo per impossessarsi della imponente fortuna dei Bathory, teoria poco praticabile, anche perché alla morte della contessa a dividersi l’immenso patrimonio furono il figlio maschio di lei, Pàl, e la famiglia Homonna, poiché Katalin, figlia della Bathory, era andata in sposa, per volontà dalla madre, a Gyorórgy Drugeth di Homonna. Inoltre, dopo aver conosciuto l’orrore nel castello di Csejthe, Thurzo scrisse una lettera alla moglie, quasi incapace di spiegarle quanto aveva visto.

Il volto di Dracula

Bram Stoker, autore di Dracula

Altri studiosi hanno semplicemente ridimensionato il numero delle vittime, considerando che il diario in cui la contessa avrebbe trascritto i dettagli dell’orrore con il numero esatto degli omicidi non è mai stato ritrovato, e tenendo conto comunque delle numerose testimonianze, anche spontanee, troppe per essere archiviate come montatura politica. Curiosamente, fra i Báthory e il conte Vlad di Valacchia (ufficialmente ispiratore della leggenda di Dracula) ci sarebbero alcuni legami: il principe Stefano Báthory fu al fianco del Conte Vlad III nella riconquista della Valacchia, nel 1476; uno dei castelli appartenuti a Dracula passò ai Báthory, quando Erszébet era già nata; negli stemmi di entrambe le famiglie appare un drago. Certo è che la leggenda di crudeltà fiorita intorno al Conte Dracula va legata al campo di battaglia, la Bathory, invece, avrebbe ucciso per soddisfare un bisogno personale, sadico e sessuale. Sicuramente è stata una delle assassine più prolifiche della storia, una delle poche a praticare vampirismo e cannibalismo. Tanto che qualcuno si dice certo che Bram Stoker si sia ispirato a lei per il suo Dracula e non a Vlad l’Impalatore.

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Bibliografia

  • Javier Garcìà Sànchez, Ella, Dràcula, Editorial Planeta, Barcelona 2005.
  • Laura Cherri, Elizabeth Bathory: la contessa sanguinaria, articolo del 2006.
  • A Mordeaux, Bathory: Memoir of a Countess, BookSurge, 2008.
  • Angelo Quattrocchi, Elisabeth Bathory. La torturatrice, Golena, 2008.
  • Mario Innaccone, Meglio regnare all’inferno. Perché i serial killer popolano il cinema, la letteratura e la televisione, Lindau, 2017.
  • Paola Izquierdo, Libere. 21 storie di donne radicali e famose che hanno sfidato la morale e trasformato le loro vite in mito, Cavallo di ferro editore, Roma 2009.
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