vania 27 Novembre 2018
Integratori alimentari

QUANTI INTEGRATORI MANGIAMO?

L’Italia è il paese europeo che consuma più integratori alimentari. Premesso che (fosse anche per la logica dei grandi numeri) esistono sicuramente categorie di persone che possono ottenere effettivi benefici dall’uso di integratori – e di certi integratori come fermenti lattici o contrastivi del colesterolo – chi vi ricorre ha, in genere, la percezione di un problema fisico di origine non chiaramente individuabile senza esami specifici, per esempio spossatezza, disturbi del sonno, caduta dei capelli. Oppure intende sostenere l’attività sportiva, dimagrire, rallentare l’invecchiamento, prevenire malattie confortando il sistema immunitario, curare le conseguenze psico emotive dello stress. Gli integratori sarebbero un argine – sospetto accomodamento psicologico – alle carenze alimentari, soprattutto vitaminiche. Sarà per questa sensazione da “semplice rimedio naturale” che il mercato di pillole e bibite integrative è in crescita perpetua: ogni anno solo in Italia vale tre miliardi di euro; con oltre 212 milioni di confezioni vendute, vendite on line – e a nero – escluse.

AL NETTO DELLE PROVE

Esistono oggi studi scientifici che attestino l’efficacia o quanto meno la non pericolosità degli integratori

The healing factor
The healing factor

alimentari?

Anni Quaranta. Frederik Klenner, medico americano di origine austriaca, scrive un resoconto nel quale descrive

sessanta casi di poliomielite bulbare, e ne dichiara l’evoluzione positiva in 96 ore con Vitamina C ad alte dosi, somministrata in contemporanea per bocca, per via intramuscolare e per via endovenosa. I suoi risultati, seppure approvati da diversi medici, non riscuotono particolare seguito e non vengono verificati.

Anni Settanta. Il dottor Irwin Stone scrive The healing factor, saggio in cui affronta il problema dell’ipoascorbemia (la carenza cronica di Vitamina C). Secondo il biochimico americano il fabbisogno giornaliero di Vitamina C sarebbe nell’ordine dei grammi e non dei milligrammi, come erroneamente da sempre supposto. Questo perché l’uomo non sarebbe più in grado di produrre la basilare vitamina, vivendo così in un continuo stato di carenza causa principale di malattie anche gravi, come quelle cardiovascolari o il cancro.

IL BOOM DEGLI INTEGRATORI UNA STORIA DEL ’70

Ma come arriviamo agli integratori veri e propri? È il 1970, il due volte premio nobel per la chimica Linus Pauling entra in contatto con Irwin Stone e le sue teorie; pubblica Vitamin C and the Common Cold in cui mette

Oregon: The Bullettin
Oregon: The Bullettin

nero su bianco la convincente teoria secondo la quale assumendo 3.000 milligrammi di Vitamina C al giorno (50 volte la dose giornaliera raccomandata) si può sconfiggere il raffreddore. Unendovi poi Vitamina A, Vitamina E, selenio e betacarotene si può perfino prevenire il cancro e altre malattie degenerative. Nel 1971 le vendite di integratori di Vitamina C bruciano tutti i record, come riporta in un articolo il quotidiano dell’Oregon The Bulletin «I negozi della zona hanno riscontrato un incremento fino a 10 volte delle vendite degli

Vitamin C and common cold
Vitamin C and common cold

integratori di vitamina C dalla pubblicazione del libro del Dottor Linus Pauling nel settembre scorso». Il dottore, che assume dosi massicce della sua ricetta per vent’anni, muore proprio di tumore alla prostata. Gli studi successivi dimostrano i suoi errori, il National Institute of Health suggerisce di non assumere più di 2.000 mg di Vitamina C al giorno, per evitare seri danni, eppure la gente continua a comprare, e consumare, le pasticche. I produttori assicurano che gli integratori potenziano il sistema immunitario e forniscono energia all’organismo, affermazioni mai verificate che però condizionano fortemente l’opinione pubblica e il mercato, per cui nel 1992 la promessa di salute legata agli integratori rimbalza su tutti i giornali e conquista efficacemente la copertina del Time.

DALLA REALTÀ AL ROMANZO

Il codice dell'Inquisitore
Il codice dell’Inquisitore

“Ermes riguardò i sintomi, ripercorrendo così l’insieme delle casistiche che aveva ormai fisse nella mente, unica nota la deformazione del condilo mandibolare presente anche nel padre e nel nonno di Libucchi. Verificò il paese di provenienza e tutto tornava. […]. Alzò il foglio, controllando le annotazioni alla diagnosi. Perplesso, lesse una seconda volta, soffermandosi sulla segnalazione che evidenziava un stato di particolare affaticamento e stress, cui si aggiungevano le indicazioni per la cura: Lo stato di stress riscontrato nel paziente è una reazione di adattamento del corpo a un cambiamento di tipo fisico o psichico non ancora individuato, aggravato anche da propri stimoli stressanti interni. Si consigliano molto riposo e l’utilizzo regolare di un integratore alimentare. Di seguito forniamo l’esatta posologia: PowerFit della MedLab, HiT farmaceutici. Di nuovo quella linea di integratori. […] Dieci, venti, trentadue cartelle. Ce n’erano forse cinquecento in tutto, Ermes a quel punto si limitòsolo a controllare la diagnosi e i consigli terapeutici. Così lavorò un paio di ore, per riscontrare che in quattrocentosettanta casi su cinquecento ai malati veniva consigliato l’uso di un integratore della linea MedLab della HiT farmaceutici.” Tratto da: Il codice dell’Inquisitore di Vania Russo

UN PRODIGIOSO EFFETTO MERCATO

Pillole da bere
Pillole da bere

La Direttiva Europea 2002/46/CE, datata 10 giugno 2002, li definisce come «alimento che serve a integrare la dieta»; in pratica li esclude dai controlli che attestano, invece, la validità dei farmaci. Per questo, secondo l’Autorità Per la Sicurezza Alimentare, una casa produttrice non può pubblicizzare un integratore dichiarando che generi più energia o vitalità. Perché allora la maggior parte degli abituali consumatori di integratori si riferisce al loro “potere” curativo contro la carenza energica e contro la penuria di vitalità? Probabilmente grazie a esperte tecniche di marketing e acrobazie linguistiche. Le maglie dei controlli sono talmente larghe per questo tipo di prodotto che chiunque può diventare un nutrizionista e consigliarne l’acquisto, come nel caso dei Multilevel marketer, agenti di commercio improvvisati aderenti a reti di vendita porta a porta, come il gigante Herbalife, specializzato nella produzione di integratori e pasti sostitutivi «Nel mese di dicembre 2016 Herbalife ha proposto una pubblicità sul sito del Corriere della sera […]. Il testo del messaggio esordisce con una serie di raccomandazioni corrette sullo stile alimentare (maggiore attenzione verso il consumo di frutta e verdura), affiancate da un quiz. La prima parte è però il preludio a consigli indirizzati a favorire il consumo di integratori alimentari. Un paragrafo del messaggio genera nel lettore il sospetto che carenze nutrizionali “subcliniche” caratterizzate da sintomi molto generici e diffusi come stanchezza e affaticamento, potrebbero essere causate dallo scarso apporto di: iodio, ferro, magnesio e vitamine B1-B1» (Michele Sculati e Roberto La Pira, Herbalife in USA versa 200 milioni di dollari per una transazione a seguito di un patteggiamento, per rimborsare quasi 350.000 vittime dello schema di marketing multi-livello, Il fatto alimentare).

LA LEGGE DELLA CAUSA E DELL’EFFETTO

Nel Second National Report on Biochemical Indicators of Diet and Nutrition in the U.S. Population del National

La legge del mercato
La legge del mercato

Center for Environmental Health Division of Laboratory Sciences (Ente federale statunitense che controlla lo stato di salute della popolazione) si fa riferimento non solo alla dubbia utilità degli integratori, ma anche ai rischi effettivi del loro utilizzo massiccio. Molte ditte produttrici mostrano sui loro siti studi e pubblicazioni scientifiche, che però sono indagini osservazionali non sperimentali, effettuate su soggetti scelti e non su campioni a caso, ma più che sufficienti a fronte del fatto che per la valutazione degli integratori non vige il criterio della validazione scientifica bensì quello della “tradizione d’uso”, che è un principio molto diverso: se la valeriana non ha mai fatto male fino a ora, allora si può ancora usare. Il beneficio non è misurabile, perché non è scientifico. Il prodotto funziona se il cliente lo ricompra, va bene se non confligge in maniera troppo allarmate con altri principi attivi, è utile se vende: causa effetto, ma qui la causa non è una presunta carenza alimentare, bensì un bisogno da colmare con un’offerta, l’effetto è quello di alimentare il mercato miliardario degli integratori, una sorta di zona di confine, dove la farmaco vigilanza la fa il cliente e la credibilità la fanno gli slogan pubblicitari.

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