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«Una biondina alta, snella coi lunghi capelli dorati e gli occhi di smeraldo di un’ondina, con un vestito azzurro che le stava molto bene, spiccava per il suo aspetto esteriore. Alcuni anni dopo quell’aspetto l’avrei definito botticelliano… Tutta Pietroburgo la conosceva grazie a questa immagine e ai suoi frequenti interventi alle serate letterarie, nel corso delle quali leggeva i suoi versi malavitosi con palese ostinazione…»
[P. Percov, Literaturnye vospominanija 1890-1902]

Nella Russia di inizio Novecento, un numero singolarmente corposo di intellettuali si concentrò sul tentativo di canalizzare in qualche modo quella che consideravano «l’energia spirituale della rivoluzione russa» (George M. Young, p. 221). Ad esso parteciparono filosofi marxisti, cosmisti e funzionari sovietici (futuri funzionari per lo più) agglomeratisi in un primo momento intorno allo scrittore Dmitrij Sergeevič Merežkovskij (1865-1941) e alla moglie di lui, la poetessa Zinaida Nikolaevna Gippius (1869-1945), in una «comune filosofico-culturale» nota come Cercatori di Dio (1901-1903), in russo bogoiskateli, che in qualche modo anticipò (e affiancò) atteggiamenti snobistici, filosofie, temi sovversivi e nomadismo etico centrali nel noto circolo londinese Bloomsbury Group, orbitante intorno a Virginia Woolf (1882-1941) e ai suoi amici intellettuali, nell’Inghilterra dei primi del Novecento. Il salotto neocristiano voluto da Zinaida Gippius e quello inglese patrocinato da John Maynard Keynes (il padre della macroeconomia), Edward Morgan Forster e dalle sorelle Woolf avevano molte cose in comune, se non altro una profonda simpatia per la spiritualità non convenzionale e per i comportamenti sessualmente ambigui che si prendevano gioco delle convenzioni sociali che identificavano il maschile e il femminile.

Merezkovskij

Dmitrij Sergeevič Merežkovskij

Merezkovskij nacque a Pietroburgo e studiò storia e filosofia, diventando ben presto filosofo, scrittore e poeta e, soprattutto, rappresentante e attivista della corrente spirituale russa nota come Neocristianesimo. Suoi i versi poetici della raccolta Simboli. Poesie e canzoni (1892) – versi intrisi di decadentismo, tematiche spirituali, simbolismo – e la trilogia di romanzi storico-esoterici intitolata Cristo e Anticristo, suddivisa in Giuliano l’Apostata o la morte degli dei (1896), considerato il primo romanzo simbolista russo, Leonardo da Vinci o la resurrezione degli dei (1901) e Pietro e Alessio (1905), incentrati sulla comprensione del contrasto fra il primato della carne e quello dello spirito, tematica esoterico-spirituale che attraversa anche Tolstoj e Dostoevskij (1901), opera filosofica in cui Tolstoj è raffigurato come «poeta della carne», mentre Dostoevskij è interpretato come «poeta dello spirito».

Il ragno demoniaco

Zinaida Gippius in un noto
ritratto del 13 dicembre 1897

Ma nonostante l’influenza di Merezkovskij, il gruppo dei Cercatori di Dio fondò la propria attività intellettuale sull’idea della Chiesa Nuova suggerita da Zinaida Gippius. La Gippius fu personaggio volutamente ambivalente, spesso coinvolto in scandali di costume che ebbero un notevole effetto propaganda per la sua produzione poetica che in effetti conobbe un successo notevolissimo tra i contemporanei, specie con lo pseudonimo Anton Krainy. Se Virginia Woolf era la falena del Bloomsbury Group (suo il racconto Morte di una falena, scritto poco prima del suicidio), Zinaida Gippius era il ragno demoniaco «la cui seta avvampa tra le fiamme. E si trasforma in una pozza di sangue» (La sarta, 1901). Le sue poesie erano profondamente intrecciate ai temi decadenti del simbolismo russo (del quale fu una delle prime e maggiori rappresentanti) e, non di meno, all’ambiguità sessuale (amava vestirsi da uomo, adottare un punto di vista maschile, servirsi largamente di una orgogliosa libertà sessuale e promuovere quella che oggi chiameremmo fluidità di genere) e all’incontro con il demoniaco che in taluni casi divenne «rovesciamento blasfemo».

Amici e amanti

Zinaida Gippius

La famiglia Gippius era di origini tedesche, risalenti ad Adolfus von Gingst, che nel XVI secolo si trasferì dal Meclemburgo a Mosca, cambiando il nome in von Gippius e aprendo una libreria. Zinaida Gippius aveva sangue tedesco e russo nelle vene. Tra le somiglianze sorprendenti con la Woolf c’è quella di una precoce manifestazione di attitudine per la scrittura: entrambe furono autrici da fanciulle di diari in cui parodiavano il comportamento dei familiari. Anche i matrimoni delle due avevano qualcosa in comune, in ambedue i casi pare si trattasse di un’unione artisticospirituale (intellettuale nel caso della Woolf con Leonard Woolf) e non coniugale, un qualcosa che andava, nell’intenzione dichiarata, oltre l’unione fisica per sublimare quella spirituale, e che poteva trovare una via di purezza mediante l’unione omosessuale. Ad ogni buon conto, gli amanti della Gippius furono diversi: il poeta simbolista Nikolai Minsky (1855-1937) e il drammaturgo Fyodor Chervinsky (?), compagno di Merezhkovsky ai tempi dell’università a Mosca. Nel 1895 iniziò, invece, la chiacchierata relazione con Akim Lvovitch Volynsky (1863-1926, noto come Akim Flexer o Flekser), ideologo e fondatore della rivista Severny Vestnik. Volynsky era una personalità odiata e controversa nell’establishment letterario di San Pietroburgo, fautore di una sorta di «scuola letteraria alternativa» che incoraggiava le sperimentazioni anche in ambito esoterico-spiritista. Fu lui a pubblicare, per la prima volta, i versi della Gippius cui le altre riviste letterarie ufficiali avevano mostrato una certa ostilità. La bisessualità della Gippius trovò conforto nella relazione con Elizabeth von Overbeck (1870-1919) nota anche come Baron Eugen Borisowitsch Lhwoff-Onégin, che collaborò con Merezhkovsky per la scrittura del libretto d’opera delle tragedie greche che questi tradusse per la messa in scena al Teatro Alexandrinsky.

Il Nuovo Regno di Dio

Djagilev con Stravinskj

Gli incontri del circolo dei Cercatori di Dio coinvolsero anche Dmitry Vasilievich Filosofov, amico intimo (e secondo alcune fonti amante) del noto filantropo e impresario teatrale Sergej Pavlovič Djagilev (1872-1929), appartenente al gruppo d’avanguardia modernista Mir iskusstva (Il mondo dell’arte), i cui membri erano considerati seguaci del filosofo Vasily Rozanov; ma Filosofov si dichiarò più convinto delle idee dei Merezhkovsky. Il legame dei coniugi con Filosofov divenne più che intimo e fu celebrato in una sorta di unione spirituale e intellettuale di menti e di anime. La poetessa scrisse a Filosofov la sua unica poesia al femminile, ma lui le preferì probabilmente il marito, rifiutandole un rapporto «carnale e disgustoso». Il «triangolo spirituale» che unì i tre avrebbe dovuto condurre a un nuovo tipo di unione mistico-religiosa, germe di un inedito tipo di relazione che aveva l’obiettivo di istituire il Nuovo Regno di Dio in terra, grazie a una rivoluzione spirituale che distruggesse l’ordine sociale esistente in nome di una purificazione prometeica.

Come la Woolf

La Gippius come la Woolf

Gli altri membri della Chiesa Nuova, amici e sodali che sedevano nel salotto Merežkovskij, erano soliti soprannominare la signora di casa con nomi che ne denunciavano esplicitamente gli atteggiamenti particolari: Madonna decadente, Satana arrogante, oppure strega e silfide satanica. Le sue frequentazioni, sempre più intense di quelle del marito, coinvolsero anche Maxim Gorky, Anton Chekhov e Lev Tolstoj. Come la Woolf in quel di Bloomsbury, anche la Gippius era moderatrice e voce autorevole, imponeva gli argomenti (quasi sempre provocatori e scandalistici) e moderava il dibattito. Il suo nome, a lungo dimenticato, riapparve soprattutto negli anni Sessanta, quando fu trasfigurata ideologicamente nella rivoluzionaria proto-femminista portatrice dei nuovi temi liberali volti all’uguaglianza sociale, soprattutto in chiave di rivendicazioni femministe, dimenticando però che il suo atteggiamento verso il nazismo, per esempio, fu ambivalente: odiando il bolscevismo, sperò fin da subito che Hitler avesse la meglio. La sua indole fu piuttosto quella di una ricerca prometeica volta alla realizzazione del super Io mediante una spiritualizzazione eroica (e non convenzionale, ovviamente) dell’arte, fino al conseguimento dell’immortalità come compimento del nuovo uomo-dio, senza sesso, in una fusione della polarità sessuale nell’unità androgina.

Un comunicando intento ad ammaliare abilmente Satana

Il poeta Boris Nikolaevich Bugaev (1880-1934), meglio noto come Andrei Bely or Biely, definì Zinaida Gippius come «un insetto di dimensioni umane […] la sua figura ossuta e priva di fianchi ricordava quella di un comunicando intento ad ammaliare abilmente Satana». Stilisticamente androgina, ma sessualmente maschile, il suo dandismo era facciata per una personalità volutamente multipla, sfuggente e sprezzante della verità, ben poco visibile nella complessa e artificiosa identità che si era costruita. L’Eterno femminino di Wolfgang Goethe, per cui «tutto ciò che passa non è che un simbolo», assunse nelle intenzioni della Gippius la potenza creatrice e artistica come simbolica potenza che attira, distrugge e ricostruisce in forma androgina.

Bibliografia

  • Anna A. Tavis, Rilke’s Russia. A cultural encounter, Northwestern University Press, Illinois 1994.
  • George M. Young, I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fedorov e dei suoi seguaci, Tre Editori, 2017.
  • Manfredi Paola, Il neocristianesimo nelle riunioni religioso-filosofiche di Pietroburgo (1901-1903). Agli albori del dibattito modernista, Mimesis, 2014.
  • Zinaida Gippius, L’eterno femminino, Biblioteca del Vascello, 1993.
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