vania 27 Maggio 2019
Manipolazione

Walter Lippmann (1889-1974), giornalista e politologo statunitense, scriveva senza imbarazzo alcuno che il modo in cui vediamo le cose sarebbe frutto di una combinazione non casuale tra ciò che ci aspettiamo di trovare e ciò che c’è realmente. Quando un sistema di stereotipi viene stabilito, la nostra attenzione si basa solo sui fatti che li avvalorano e non su quelli che li contraddicono. È davvero così? Nell’epoca della post-verità (the post-truth direbbero gli inglesi) qualunque notizia viene accolta – e perfino accettata – sulla base delle singole reazioni emotive, e non sul sostegno di un’analisi che verifichi i fatti. È come dire che innanzi a una notizia non contano gli enunciati perché veri o falsi, ma le emozioni che questi suscitano in chi ascolta, osserva, legge.

Il principio della post-verità

fatti e finzioni

Il principio della post-verità, per cui la fondatezza di un’informazione diventa relativa, consentirebbe di ottenere una mediazione tra il vero e il falso e di manipolare gli utenti, presumibilmente stimolando solo le emozioni, i pregiudizi, le paure, le ansie, gli istinti. Questo anche perché ognuno di noi tende a muoversi in un ambito che gli è familiare, disposto ad avventurarsi solo tra notizie delimitate da convinzioni acquisite, nel bene e nel male. E anche se ci spingiamo a immaginare una forma di controllo – magari sociale e orientato al politico – sentiamo il peso di un possibile distruttivo complottismo, del quale ci vogliamo tenere alla larga; eppure la sensazione che gli ingranaggi vengano continuamente oliati a volte permane.

Chi oggi, fermandosi a riflettere, non noterebbe la bulimia sessuale che invade qualunque ambito, dai media alla cinematografia ai libri; per chi potrebbero passare inosservati i movimenti che spingono e orientano in una direzione politica o in un’altra inseguendo paure di ogni tipo? Non è in discussione l’approvvigionamento di buon senso rispetto agli estremismi e agli atteggiamenti anti-umani, bensì il modo in cui i sentimenti suscitati dalla notizia (e dalla visione di mondi narrati cinematograficamente senza più tabù sessuali di alcun tipo, per esempio) riescano a superare il valore della notizia stessa e del messaggio insito nella narrazione.

Manipolazione o evoluzione?

società e azioni ripetute

I media e i mezzi di comunicazione appartengono all’ambito di quelle che lo psicologo Robert King Merton (1910-2003) chiamava azioni ripetute, capaci di generare equilibri e disequilibri sociali. Agiscono fornendo esempi, giustificando comportamenti, rendendo attendibile ciò che prima poteva non esserlo. Questo meccanismo può essere usato in modo del tutto inconsapevole, ma qualora diventasse volutamente un «modo per controllare e manipolare» l’opinione pubblica, potrebbe davvero riuscire nell’intento di cambiare i valori di una società?

Il caso Overton

Overton Window

Negli anni Novanta, il sociologo Joseph P. Overton (1960-2003) ideò il suo progetto più famoso, noto come La finestra di Overton (Overton Window), un modello di rappresentazione per individuare i passaggi in cui sarebbe possibile “gestire” l’opinione pubblica. Secondo lo studioso, qualunque idea può essere “iniettata” a piccole dosi in una società, secondo una precisa finestra di possibilità, che ne gradua la correlazione tra inaccettabilità e accettabilità. Per questo, partendo da una condizione iniziale di impensabile (unthinkable), un concetto può penetrare la società in modo sempre più profondo e mutarne il codice morale e psicologico, passando da radicale (radical), accettabile (acceptable), razionale (sensible), diffusa (popular) fino a legalizzata (policy).

Secondo Overton, dunque, qualsiasi idea, per quanto inaccettabile, può diventare persuasiva, e per riuscire nell’intento, la migliore arma sarebbero proprio i media, le reti di informazione, i social e perfino i libri. Non si tratterebbe, dunque, di convincere, ma di abituare, sfruttando la pericolosa avversione del post-verità al porsi domande e al demolire valori accomunanti e non relativi.

Bibliografia

  • Enrica Perrucchetti, Fake News: dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità, Arianna editrice, 2018;
  • Rutger Bregman, Utopia per realisti. Come costruire davvero il mondo ideale, Feltrinelli Editore, Milano 2016.
  • Marcello Foa, Gli stregoni della notizia. Atto secondo. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi, goWare e Edizioni Angelo Guerini e Associati SpA, marzo 2018.
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